(italiatv) Tra le tenute storiche della Maremma toscana, Morisfarms occupa un posto di rilievo: fondata nel 1971 dalla famiglia Moris e cresciuta negli anni attraverso una doppia identità che si divide tra la Tenuta Poggetti, vicino a Massa Marittima e Poggio la Mozza, nel cuore del Morellino di Scansano, con la prima bottiglia uscita dalle cantine già nel 1981. Oggi la conduzione è affidata ai cugini Giulio Parentini e Ranieri Moris, che portano avanti l’eredità di famiglia su oltre 420 ettari di proprietà tra vigneti, oliveti e bosco, con un’attenzione crescente alla sostenibilità in vigna. È a Giulio Parentini, Amministratore Delegato, che in azienda si occupa della gestione operativa e della parte commerciale intrecciando il rapporto diretto con i buyer internazionali alla cura quotidiana delle vigne, che abbiamo chiesto di raccontarci il rilancio di uno dei vini bianchi della casa, il Santa Chiara.
Con l’annata 2025 Morisfarms ha scelto di dare nuova vita a questa etichetta e il problema, spiega Parentini, non era tanto nella qualità del vino quanto nella sua visibilità, perché il Santa Chiara rischiava di passare in secondo piano, schiacciato dai bianchi più importanti della gamma aziendale, finendo per essere un po’ dimenticato sia dal pubblico che, in parte, dalla stessa comunicazione dell’azienda. Da qui la decisione di riportarlo al centro dell’attenzione partendo da un concetto preciso, quello del Santa Chiara come vino leggero, immediato, pensato per l’aperitivo e per un consumo quotidiano senza troppe pretese, una scelta che si traduce anche in un dato tecnico chiaro, una gradazione alcolica contenuta intorno agli 11 gradi e mezzo che lo rende decisamente più beverino rispetto a molti bianchi della Maremma. Il taglio resta quello classico della casa, Trebbiano e Ansonica, due varietà che insieme garantiscono freschezza e facilità di beva.
La scelta non è casuale ma risponde a un cambiamento reale nei gusti del pubblico, perché sempre più spesso chi beve vino bianco cerca etichette leggere, poco alcoliche, facili da abbinare e da consumare anche fuori dai pasti strutturati e il Santa Chiara in questo senso si presenta come la risposta naturale di Morisfarms a questa domanda, un vino che non vuole competere con gli altri bianchi più ambiziosi della gamma ma che punta piuttosto sulla bevibilità e sulla semplicità d’uso.
Il restyling ha coinvolto anche l’etichetta, ma con un approccio di continuità più che di rottura, perché il nuovo design recupera l’ispirazione grafica della vecchia etichetta mantenendo un disegno che si presta a più letture, dove chi vi osserva un calice e una bottiglia stilizzati, chi una vite che cresce verso l’alto, chi ancora una fontana di vino che scende dall’alto verso il basso, un’ambiguità voluta che lascia a chi guarda la libertà di trovarvi la propria immagine restando fedele all’identità visiva che il Santa Chiara aveva costruito negli anni.
Dietro il nome c’è anche una storia personale che lega il vino alla famiglia Moris in modo più intimo di quanto un’etichetta lasci immaginare, perché Santa Chiara porta il nome di Chiara, sorella di Giulio Parentini, un dettaglio che trasforma questo bianco, al di là dei dati tecnici e delle scelte di marketing, in un piccolo tributo familiare coerente con lo spirito di un’azienda che da generazioni racconta la propria storia attraverso i vini che porta in tavola. Il rilancio del Santa Chiara, allora, non è solo un’operazione di immagine, ma il modo in cui Morisfarms ha scelto di riportare alla luce un vino che meritava di essere ricordato, restituendogli un posto preciso nella propria gamma e nell’idea di chi lo sceglie per un aperitivo leggero, senza troppi pensieri.