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ITALIA TV. Doisneau a Roma: 140 scatti al Museo del Genio

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ITALIA TV. Doisneau a Roma: 140 scatti al Museo del Genio

(italiatv) L’Incanto del Quotidiano, Robert Doisneau e la Parigi che ci fa sognare; l’uomo, il maestro che ha fermato l’attimo, rendendo eterno il romanticismo di strada. C’è un’idea di Parigi che non è fatta di monumenti, ma di sguardi rubati, di bambini che corrono con la baguette sotto braccio e di amanti che si perdono nel traffico frenetico di Place de l’Hôtel de Ville. Quell’idea ha un nome e un cognome: Robert Doisneau.

La mostra attualmente ospitata al Museo del Genio è più di una semplice esposizione fotografica, è un viaggio sentimentale nel cuore del XX secolo, guidato da quello che è stato giustamente definito un “pescatore d’immagini”. Nato nel 1912 a Gentilly, nella banlieue parigina, Doisneau non era il classico artista bohémien. La sua carriera inizia con il rigore tecnico: studia incisione e litografia, ma è dietro l’obiettivo che trova la sua vera voce. I primi passi sono duri, segnati dal lavoro come fotografo industriale presso le officine Renault, dove impara a domare la luce fredda dei metalli e dei macchinari. Ma il suo spirito scalpita per uscire all’aria aperta, per immortalare la vita.

Dopo la guerra, Doisneau diventa il cronista ufficiale di una Parigi che cerca di rinascere. Non cerca la tragedia o lo scandalo, ma cerca la dignità del quotidiano. Mentre i suoi contemporanei cercavano il “momento decisivo” con la precisione di un cecchino, lui preferiva aspettare che la vita gli si palesasse davanti con la pazienza di un artigiano e la poetica della strada: bambini, clochard e botteghe.

La mostra attraversa decenni di scatti che raccontano la classe operaia, i bistrot fumosi e, soprattutto, l’infanzia. I bambini di Doisneau sono i padroni della strada: liberi, ribelli, immersi in un mondo di giochi semplici che oggi appare perduto. È la “Parigi dei sobborghi”, quella meno nobile ma più vera, dove la bellezza si nasconde dietro un muro scrostato o nel sorriso di un passante.

Ma non si può parlare di Doisneau senza affrontare il suo capolavoro, nonché il fulcro della mostra: “Le Baiser de l’Hôtel de Ville” (Il bacio davanti all’Hôtel de Ville) del 1950. Per anni abbiamo creduto che quello fosse un bacio rubato, un lampo di passione colto per caso tra la folla. La realtà è diversa, ma non per questo meno poetica: Doisneau sembrebbe aver utilizzato due modelli, aspiranti attori, per ricreare una scena che aveva visto poco prima.
Eppure, quella “messa in scena” è diventata l’icona mondiale dell’amore parigino, perché in quello scatto c’è tutto ciò che vogliamo vedere: la giovinezza che sfida il caos, la tenerezza che ignora il mondo che corre. In mostra, una sezione speciale è dedicata proprio alla fotografia degli innamorati: coppie che si scambiano promesse nei parchi, baci furtivi nei caffè, abbracci sotto la pioggia. Doisneau aveva il dono di rendere universale il sentimento privato, trasformando due sconosciuti nel simbolo di un’intera epoca.

La carriera di Doisneau si conclude con un numero copioso di circa 450.000 negativi. Negli ultimi anni, la sua opera è stata celebrata in tutto il mondo, proprio mentre quella Parigi “popolare” che tanto amava veniva spazzata via dalla modernità. E visitare questa mostra significa fare un patto con la nostalgia, non un’operazione malinconica, ma un atto di resistenza contro la frenesia digitale di oggi.

Le foto di Doisneau ci ricordano di alzare lo sguardo dallo schermo, di guardare chi ci cammina accanto e, magari, di aspettare che accada qualcosa di straordinario nella più assoluta normalità. Questa retrospettiva non è solo per gli appassionati di fotografia analogica (in una teca dedicata è presente un duo corpo macchina) ma per chiunque abbia bisogno di una dose di ottimismo.

Robert Doisneau ci ha insegnato che il mondo è pieno di piccoli miracoli visivi: basta solo avere il coraggio di essere, come lui, dei “disobbedienti” che sanno ancora meravigliarsi.

Fino al 19 luglio 2026 presso il Museo del Genio, Lungotevere della Vittoria, 31

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