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ITALIA TV. Farmaci online: una ragazza in coma e 19 anni di impotenza

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ITALIA TV. Farmaci online: una ragazza in coma e 19 anni di impotenza

(italiatv) Una 31enne di Padova è finita in coma ipoglicemico dopo essersi iniettata quello che credeva fosse Ozempic, il celebre farmaco dimagrante diventato virale sui social. Dentro la penna acquistata online non c’era semaglutide, il principio attivo dell’Ozempic, ma insulina pura. La giovane donna, sana e senza patologie, si è accasciata pochi minuti dopo l’iniezione. Solo il tempestivo intervento dei familiari e del 118 le ha salvato la vita. Il laboratorio tossicologico ha poi confermato la contraffazione: la confezione presentava errori di stampa, logo deformato, assenza di scritte in Braille e testi non in italiano. Il sito presso cui la donna aveva acquistato il prodotto non era una farmacia autorizzata. L’Aifa e le autorità competenti hanno avviato le indagini.

Questa tragedia sfiorata riporta chi scrive nel settembre 2006, quando per superare l’Esame e diventare Professionista produssi un’inchiesta intitolata “Click, si droga: la questione dei farmaci online”: esattamente questo scenario. Avevo acquistato efedrina online da un sito svedese, ricevendo il prodotto direttamente a casa in una busta anonima. Avevo poi denunciato l’accaduto ai NAS dei Carabinieri e sollecitato ripetutamente sia l’allora ministro della Salute sia l’Istituto Superiore di Sanità. Purtroppo senza ascolto. Avevo anche intervistato il comandante dei NAS, generale Borghini, che aveva ammesso candidamente: “Non ci sono iniziative di prevenzione, e seppur siano periodici gli interventi delle forze di polizia, il fronte è troppo vasto per pretendere un efficace presidio”. E parliamo di un’inchiesta del 2006…

L’inchiesta del 2006 identificava già le motivazioni che oggi portano migliaia di persone ad acquistare farmaci online: “impossibilità nel procurarsi la prescrizione, desiderio di privacy, ricerca di maggiore risparmio, sperimentazione di nuovi prodotti”. Sono esattamente le stesse ragioni che hanno spinto la 31enne padovana a cercare l’Ozempic in rete. Il farmaco, nato per curare il diabete di tipo 2, è diventato il simbolo del dimagrimento facile grazie a influencer e celebrity che ne hanno decantato l’efficacia sui social network. Il risultato? Un mese di trattamento costa fino a 400 euro in farmacia e richiede prescrizione medica. Chi non è diabetico o obeso non può ottenerla. Così nasce il cortocircuito: domanda altissima, offerta legale limitata, mercato nero in espansione.
Nell’inchiesta del 2006 emergeva anche un precedente significativo: nell’aprile 2006 il GAT (Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza) aveva sequestrato oltre 1500 pasticche di “Stamina Rx”, un prodotto per l’incremento della potenza fisica e sessuale, venduto tramite e-commerce. Dieci procure coinvolte, 15 perquisizioni, 16 denunciati. Il prodotto conteneva erbe censite nelle tabelle delle sostanze proibite del Ministero della Salute.

“Cosa deve accadere per far sì che il Legislatore metta almeno la questione in agenda?”, mi chiedevo concludendo l’inchiesta. 19 anni dopo ne riparliamo con una ragazza in coma. Il caso padovano non è isolato. L’Agenzia europea per i medicinali e l’Organizzazione mondiale della sanità hanno più volte lanciato l’allarme sulla crescita esponenziale dei farmaci contraffatti venduti online. La popolarità dell’Ozempic ha creato carenze del prodotto originale anche per i diabetici che ne hanno reale necessità terapeutica.
Daniele Mengato, dirigente dell’Unità di Farmacia dell’Azienda ospedaliera di Padova che ha seguito il caso, conferma: “Sui social network è consigliato da influencer e personaggi famosi, ma l’elevata domanda ha indotto un aumento dei prodotti falsificati venduti su piattaforme online non regolamentate”. Le autorità sanitarie raccomandano di acquistare farmaci solo in farmacia o su portali autorizzati dal Ministero della Salute, diffidando di siti che offrono medicinali su prescrizione senza ricetta o a prezzi eccessivamente vantaggiosi.

Ma è sufficiente la raccomandazione? Già nel 2006 avevo evidenziato che “il silenzio della politica allarma non meno del rischio insito nell’acquisto di sostanze via web”. La 31enne padovana è sopravvissuta. Ma quante altre tragedie devono essere sfiorate prima che si affronti seriamente la questione dei farmaci online?

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“Click, si droga: la questione dei farmaci online”

settembre 2006 – di Dario Pettinelli

Con l’entrata in vigore del decreto legge Bersani, anche in Italia, è possibile acquistare nei supermercati farmaci che non necessitano di prescrizione medica. Il decreto, convertito in legge e pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 agosto 2006, mira a “promuovere assetti di mercato maggiormente concorrenziali” anche nella distribuzione dei farmaci da banco ed accoglie le raccomandazioni in materia sia della Commissione Europea sia delle Authority di settore. Questa iniziativa ha incontrato il favore delle diverse associazioni di consumatori e dei sindacati; le prime perché ritengono sia un passo importante verso la riduzione del costo dei farmaci, i secondi perché vedono nell’aumento dei punti vendita nuove opportunità di occupazione. Contrarietà per l’iniziativa del governo è stata espressa da Federfarma, la federazione nazionale che rappresenta le 15500 farmacie private convenzionate col Sistema Sanitario Nazionale. Solo dopo la sottoscrizione dell’impegno da parte del governo a “rilanciare la farmacia come presidio territoriale insostituibile”, i farmacisti hanno interrotto lo stato di agitazione ed hanno scongiurato altri scioperi. Malgrado l’accordo con il governo, Federfarma ricorda però che, come già successo altrove, anche in Italia, una maggiore opportunità di reperimento dei farmaci senza prescrizione, potrebbe portare all’aumento degli abusi. Ma la questione dell’accesso al farmaco non è solo limitata alla regolamentazione della filiera distributiva tradizionale, in farmacia o al supermercato; e il rischio dell’aumento degli abusi paventato da Federfarma, non riguarda solo la moltiplicazione dei punti vendita previsti dalla nuova legge italiana. L’accesso al farmaco è possibile anche attraverso internet, presso le cosiddette “farmacie online”. Sono diverse le motivazioni che spingono verso le rivendite telematiche: dall’impossibilità nel procurarsi la prescrizione per uno specifico farmaco, al desiderio di privacy; dalla ricerca di maggiore risparmio, alla sperimentazione di nuovi prodotti. Ma non solo. In rete sono disponibili farmaci che in alcuni Stati sono proibiti e che con inquietante facilità arrivano direttamente a domicilio. Acquistare dalla propria scrivania un farmaco vietato per legge, o già ritirato dal mercato nazionale, oppure censito nelle “Tabelle delle sostanze stupefacenti e psicotrope” del Ministero della Salute, non richiede requisiti o abilità particolari: sono sufficienti un indirizzo internet e un numero di carta di credito. Una volta raggiunto il motore di ricerca prescelto, il navigatore ha due opzioni: ricercare uno specifico farmaco, o seguire uno dei percorsi guidati per raggiungere un sito con la vendita online di prodotti farmaceutici. Se ad esempio si ricorda il nome della sostanza dopante di un caso celebre (Diego Maradona e l’efedrina), oppure si viene a conoscenza del nome di un farmaco in particolare citato come eccezionalmente efficace, in pochi secondi si può arrivare a siti che lo vendono, pronta consegna a domicilio, e in totale anonimità. Per molti navigatori elettronici nomi di farmaci come Cialis, Meridia, Vioxx, sono divenuti noti almeno quanto i più blasonati Viagra e Valium. Quasi quotidianamente l’invito all’acquisto online avviene con una email contenente l’indirizzo web del rivenditore. Si tratta dello spamming, ovvero l’invio di comunicazioni elettroniche non richieste e per il quale il responsabile è perseguibile per legge (675/96). Il Ministero della Salute, di concerto con l’Istituto Superiore di Sanità, ha istituito un tavolo di confronto al fine di modificare la normativa in merito all’importazione di farmaci dall’estero. Seppur sollecitato ripetutamente sia il ministero sia l’I.S.S. a considerare la questione delle rivendite farmaceutiche online, ne l’allora ministro Storace ne l’I.S.S. hanno fornito risposte esaustive o proposto misure specifiche di prevenzione e controllo sui rischi dell’acquisto online. Il caso dell’efedrina a domicilio può essere un esempio in materia. Digitando nel popolare motore di ricerca Google la parola “efedrina”, siamo arrivati in pochi secondi in un sito svedese. Si tratta di una rivendita di prodotti farmaceutici, consultabile in quattro lingue e che offre un’ampia scelta di integratori, di dimagranti e altri prodotti presentati come utili nell’attività sportiva e non solo. In evidenza troviamo proprio l’efedrina, proposta in diversi dosaggi e confezioni. La scheda illustrativa del prodotto descrive sia le proprietà stimolanti sia le controindicazioni. Il prof. Luciano Caprino, direttore della Scuola di Specializzazione in Farmacologia e componente della “Commissione per la Vigilanza e il Controllo sul Doping per la Tutela della salute nelle Attività Sportive” istituita dal Ministero della Salute, ci spiega che “l’efedrina è un farmaco attivo sul sistema nervoso. I suoi effetti avversi sono molto pericolosi: ha attività stimolanti a livello cardiaco (tachicardia, aritmie), pressorio (ipertensione), bronchiale, e a livello dei vasi periferici, con compromissione, per vasocostrizione, della circolazione sanguigna degli arti (infart0). L’efedrina penetra nel sistema nervoso centrale, determinando effetti psicostimolanti come euforia, ansietà, irrequietezza, tremori, allucinazioni, insonnia. E’ un farmaco vietato per doping”. Dotati di una carta di credito procediamo all’acquisto di una confezione seguendo la procedura di inserimento dei dati personali per la consegna. Dopo dieci giorni, il 21 settembre 2005, arriva presso l’indirizzo inserito nella richiesta una busta anonima contenente efedrina in pasticche. Immediatamente notifichiamo all’autorità competente, i N.A.S. dei Carabinieri, il fatto, e consegniamo sia la busta sia la confezione contenuta. Il 28 novembre, dopo diverse comunicazioni via email, inviamo all’Istituto Superiore della Sanità una raccomandata contenente la descrizione dell’acquisto, la copia della denuncia ai N.A.S. e le informative precedentemente inviate all’attenzione dell’allora ministro Storace, sollecitando un riscontro. Nessuna comunicazione in risposta. Il nostro caso stimola l’attenzione dell’emittente radiofonica RadioRadio, che dedica uno spazio al fenomeno. Invitati a partecipare accettiamo e contattiamo in diretta il Comandante dei N.A.S., gen. Borghini. Dopo una serie di premesse di carattere generale sui rischi di internet, il Comandante Borghini ammette che la competenza in materia di controllo sui farmaci spetta al suo nucleo, ma che non si può pretendere di presidiare efficacemente il commercio di sostanze acquistate in rete. Il problema c’è, è grave, ma non si può chiedere di risolverlo solo alle forze dell’ordine. Secondo il gen. Borghini “non ci sono iniziative di prevenzione, e seppur siano periodici gli interventi delle forze di polizia, il fronte è troppo vasto per pretendere un efficace presidio”. Qualche mese dopo, il 4 aprile 2006, il G.A.T. (Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza) al comando del colonnello Rapetto, mette a segno un’importante operazione: sequestrate oltre 1500 pasticche di “Stamina Rx”, medicinale non ufficiale finalizzato a far incrementare potenza fisica e sessuale ma al contempo molto pericoloso per la salute, venduto tramite e-commerce. Dieci le procure della Repubblica coinvolte, 15 perquisizioni, 16 persone denunciate, oltre 1500 pasticche sequestrate. Il prodotto in questione, originario degli USA, non può essere commercializzato nel nostro paese per la presenza nella sua composizione chimica di particolari erbe (Corinanthe Yohimbe ed Epimedium o Grandiflorum) censite nelle tabelle delle sostanze proibite redatta dal Ministero della Salute. Nell’acquisto dei farmaci online il silenzio della politica allarma non meno del rischio insito nell’acquisto di sostanze via web. Ci chiediamo: cosa deve accadere per far si che il Legislatore metta almeno la questione in agenda? L’inchiesta continua.